Wolf City – Amon Düül II

Di Pico Sadun

I primi anni ’70 hanno rappresentato per la musica Rock una vera età dell’oro. Una stagione straordinaria e irripetibile. Progressive, Glam, Hard Rock, Psichedelia e molto altro. Erano gli anni delle contestazioni studentesche, delle comuni hippie, delle esplorazioni di nuovi livelli di
coscienza, della ricerca di nuovi mondi possibili. Nel ’69 c’era stata Woodstock e la voglia di libertà di quella generazione ribelle animò anche il decennio successivo. Amore libero, esperienze lisergiche e una musica incendiaria che rivoluzionava tutto e apriva verso nuove espressioni
artistiche.

Se la rivoluzione era nata nel mondo anglosassone, anche in Europa la scena musicale era letteralmente esplosa. Pochi anni prima erano nati i synth modulari ed in Germania per la prima volta si sperimentò con l’elettronica come mai era successo prima, espandendo così i confini della
musica in un viaggio sonoro oltre i limiti del cosmo. Si parlò in tutto il mondo di Kraut-Rock e di musica cosmica e nacquero musicisti e gruppi leggendari come Klaus Shulze, Tangerine Dream, Kraftwerk, nomi che ancora oggi sono punti di riferimento per la nuova scena elettronica.
Accanto ai pionieri dell’elettronica, in Germania c’erano poi dei gruppi che rimanevano nel solco del Rock, ma del Rock superavano barriere e confini: Can, Neu!, Ash Ra Temple, Faust, Guru Guru, Birth Control, Wallenstein, Holderlin, Cluster, Popol Vuh, e poi c’erano gli Amon Düül.
Gli Amon Düül, una creatura strana e multiforme. Erano nati a Monaco di Baviera alla fine dei ’60 all’interno di una comune hippie e la loro musica si era nutrita della cultura lisergica di quegli anni.
LSD, funghi allucinogeni, trip psichedelici, visioni mistiche, tutto ciò che apriva verso nuove dimensioni della percezione sensoriale. Il nome del gruppo derivava dal Dio del sole egizio Amon e dichiarava chiaramente la natura mistica ed esoterica della loro cultura.

La sperimentazione sonora di quell’esperienza si fermava però alla dimensione dell’happening e rischiava di non lasciare nulla dietro di sè. Così alcuni degli Amon Düül si staccarono dalla comune con il proposito di dedicarsi con più convinzione alla musica. Accanto agli Amon Düül, nacquero gli Amon Düül II e iniziò così una lunga avventura musicale che con fasi alterne è proseguita fino ai primi anni 2000.
Phallus Dei, il loro primo disco, risente ancora del clima da session orgiastica collettiva e sembra uscito dall’esperienza della comune. E’ comunque già un’opera straordinaria che esprime una totale libertà espressiva ed apre al capolavoro Yeti del 1970, disco in cui esplode la potenza visionaria del loro Rock intriso di psichedelia, di Hard Rock, di aromi orientali e di mille altre sfumature.
La stessa libertà visionaria ed incendiaria produce l’anno successivo un altro disco epocale come Dance of the Lemmings. Poi nel ‘72 escono quasi in contemporanea due dischi meno sperimentali e più orientati verso il Rock: Carnival in Babylon e Wolf City.
Meno sperimentali certo, ma non per questo meno coraggiosi ed innovativi. Era il tentativo, secondo chi scrive riuscito, di portare l’energia multiforme del loro magma sonoro all’interno della struttura “canzone”.
Carnival in Babylon era un disco notevole, però è Wolf City quello che ha avuto maggior impatto e che ha fatto conoscere gli Amon Düül II fuori dai confini della Germania.

Wolf City è un vero caleidoscopio, un susseguirsi di atmosfere diverse e di diversi riferimenti culturali. Già il brano di apertura, Surrounded by the Stars, è sorprendente. Non ci sono punti di riferimento, tutto varia in continuazione. Gli strumenti si inseguono l’uno con l’altro, la tensione
sale, il ritmo si fa sempre più coinvolgente e nel finale un violino indemoniato trascina il tutto in una irrefrenabile danza pagana dal sapore dionisiaco.
Nella successiva Green Bubble Raincoated Man la cantante Renate Knaup Krotenschwanz intona una melodia struggente in un clima incantato di pura magia. La magia poi si accende di colori elettrici. L’intensità è assoluta. Tutto brucia, così la partenza di Jail-House-Frog è un Rock incandescente. La voce di Chris Karrer, leader carismatico, è quanto mai acida e le chitarre e i synth saturano lo spazio sonoro. Nell’universo degli Amon Düül II però nulla avviene di ciò che ci si
può attendere. Così Jail-House-Frog si trasforma….. le chitarre lasciano spazio a un’ incredibile danza pianistica accompagnata da versi di rane e di uccellini… poi di colpo la danza si interrompe, il ritmo accelera ed il finale è davvero epico. E’ difficile credere che tutto possa accadere in un unico brano di neanche 5 minuti di durata, ed è ancora più incredibile che ciò
avvenga in perfetta armonia e coerenza stilistica.

Tutto Wolf City è un susseguirsi di invenzioni continue e la sorpresa diventa una vera cifra stilistica. E’ psichedelia, è progressive certo, ed i richiami alle allucinazioni sonore di Pink Floyd e Jefferson Airplane sono evidenti. Però non siamo a Londra né in California, quello degli Amon Düül
II
è comunque Kraut-Rock e la marcia allucinata di Deutsch Nepal col suo andamento marziale ci riporta chiaramente nel mondo teutonico. E’ il vero capolavoro del disco. La voce recitante in tedesco è un delirio militaresco degno di Apocalypse Now e l’incedere ritmico su tappeti di mellotron crea un clima apocalittico da catastrofe nucleare.
In Wolf City tutto brucia ed Il lupo in fiamme sulla splendida copertina realizzata dal tastierista Falk U. Rogner ritrae questo incendio sonoro. E’ surrealista, psichedelico, onirico, acido, allucinato, delirante. Riflette in modo perfetto la musica e l’atteggiamento culturale di un gruppo che ha scritto alcune delle pagine più significative del Rock dei primi anni ’70. Gli Amon Düül II , così come tutto il Kraut-Rock andrebbero ascoltati e riascoltati in questi anni confusi, anni che aspettano forse invano che un giorno arrivi una nuova età dell’oro.


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