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Ogni volta che nelle sale arriva un nuovo film di Ridley Scott si rinnova la magia dell’aspettativa, come accade per The Dog Stars – Le stelle dopo la fine, in uscita dal 26 agosto.

Il mondo non c’è più: la civiltà è sepolta dalle macerie di edifici diroccati che gettano ombre sinistre sulle strade deserte, mentre nel cielo un vecchio Cessna continua a volare. A pilotarlo c’è Hig (Jacob Elordi) che plana tra le montagne con a bordo il suo fedele amico a quattro zampe, Jesper, per raggiungere le città fantasma dove fare rifornimento di benzina e viveri, destinati in parte anche ad una vicina comunità mennonita. La sua casa tra i grattacieli disabitati invece è un pellegrinaggio obbligato in cui rievoca ogni volta un amore spezzato: un virus letale ha decimato l’umanità, portandogli via la moglie e il figlio che portava in grembo. Ora Hig vive tra le montagne con l’amico Bangley (Josh Brolin), dovendosi difendere da orde di predoni animaleschi. La nuova fatica di Ridley Scott descrive uno scenario post-apocalittico attraverso un dramma elegiaco e malinconico. Le scene d’azione raffigurano uno spaccato da survival thriller dalle venature western, a cui si alternano prolissi momenti contemplativi che dilatano il tempo a scapito della tensione e dell’intensità, appesantiti da flashback ripetitivi e poco convincenti.

Ridley Scott ha scelto l’Italia

l film è stato quasi interamente girato in Italia tra montagne e boschi, in location che spaziano dal Friuli-Venezia Giulia al Veneto, fino ad Abruzzo e Lazio; alcune riprese si sono tenute anche presso gli Studi di Cinecittà.

The dog stars – Le stelle dopo la fine, nel solco di opere post-apocalittiche come The Road e Io sono leggenda

Il cineasta britannico basa The Dog Stars – Le stelle dopo la fine sull’omonimo romanzo di Peter Heller (pubblicato in Italia come Le stelle del cane). La storia, ambientata nel 2035, richiama le atmosfere di The Road di John Hillcoat, a sua volta tratto dal romanzo di Cormac McCarthy (La strada). I due film presentano ambientazioni opposte: nel primo la natura si è ripresa i propri spazi con aria pulita, fiumi ripopolati e vegetazione rigogliosa; nell’opera di Hillcoat, invece, la Terra è stata incenerita da un cataclisma che ha reso l’atmosfera cupa e desolata.

I punti in comune risiedono nella minaccia costante rappresentata dagli altri sopravvissuti, e nell’importanza dei legami affettivi: se in The Road emerge il rapporto tra padre e figlio, nel film di Ridley Scott spicca quello tra il protagonista Hig e il suo cane Jesper, dinamiche queste che ricordano Io sono leggenda di Francis Lawrence (tratto dal romanzo di Richard Matheson edito in Italia come I vampiri). Infine, elemento centrale di tutte queste opere seppur con le rispettive differenze, rimane il viaggio verso l’ignoto alla ricerca di un posto migliore e di altri sopravvissuti. Proprio in uno di questi voli Hig col suo Cessna è costretto ad atterrare in un canyon dove vivono Pops e sua figlia Cima, alias Guy Pierce e Margaret Qualley. L’incontro con il diffidente padre non darà luogo a convenevoli di benvenuto, a differenza di Cima che sembra rappresentare un’occasione di rinascita.

Dal punto di vista tecnico, The Dog Stars – Le stelle dopo la fine dimostra ancora una volta la disinvoltura di Scott nel muoversi tra generi diversi. Le scene d’azione si contraddistinguono per immagini forti e spettacolari, scandite da un ritmo frenetico con derive horror, rappresentando la parte più riuscita del lungometraggio. Sebbene non ci si trovi di fronte al miglior Ridley Scott, l’atmosfera e i paesaggi restituiscono un’esperienza visiva di forte impatto sul grande schermo.

Di Fabrizio Battisti


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