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Il cineasta rumeno Radu Jude dirige Kontinental 25, premiato con l’Orso d’argento al Festival Internazionale del Cinema di Berlino per la miglior sceneggiatura. Un film più canonico rispetto a Bad luck banging or loony porn e Do not expect too much from the end of the world, che mettevano in evidenza la sua peculiare follia visionaria.

Orsoloya, alias Eszter Tompa, è un ufficiale giudiziario di mezza età incaricata di sfrattare un senzatetto che occupa un seminterrato in un palazzo abbandonato a Cluj. L’edificio deve essere demolito, poiché al suo posto dovrà essere costruito un hotel. Quella che sembra una giornata di lavoro come tutte le altre, però, si trasforma in tragedia. L’uomo infatti, sopraffatto dalla disperazione, si toglie la vita. Orsoloya è afflitta da un senso di colpa che la divora, imbarcandosi di conseguenza in incontri e situazioni sempre più al limite, nella speranza di trovare una qualche forma di redenzione.

Radu Jude conferisce a Kontinental 25 , con una regia apparentemente senza particolari guizzi, un’aura che fin dall’inizio dimostra quanto il cineasta rumeno affronti tematiche importanti come la crisi abitativa, l’economia post-socialista e i nazionalismi europei. Realizza un film che omaggia Europa 51 di Roberto Rossellini, pur con fatti e situazioni molto diverse, ma che converge nel senso di colpa, rielaborato in una visione che esplora a fondo il divario sociale, comparando un’umanità appartenente ad una vetusta economia socialista che non si è mai integrata al nuovo sistema capitalista. Il regista approfondisce le tematiche in un modo che riassume la sua poetica visionaria, mostrando le riproduzioni di dinosauri meccanici, che possono simboleggiare la minaccia di nazionalismi europei, evidenziata anche nel litigio tra Orsoloya e sua madre dopo una discussione su Orban. Il regista rumeno indugia anche su un cane robot che esprime, una volta di più, la disgregazione di ogni grado di sensibilità: il progresso tecnologico mostra una deriva dei sentimenti sempre più desolante, ma anche la dicotomia tra innovazione high-tech in un contesto umano che invece involve.

Una mappa urbana di storie, contraddizioni, sensi di colpa e incomunicabilità

Il calvario psicologico dell’ufficiale giudiziario non trova conforto e le persone che provano ad ascoltarla non offrono soluzioni, in un mondo sempre più lontano dalla compassione. Ne è un esempio un prete dal carattere scontroso, che cita passi del vangelo a mò di slogan allontanando dalla fede, in un paesaggio impersonale. Il film si chiude in un finale dominato da inquadrature fisse su palazzi in costruzione, testimoni di una speculazione edilizia che non conosce pietà. Il lungometraggio scritto e diretto da Radu Jude mostra profonde similitudini con la poetica dell’incomunicabilità di Michelangelo Antonioni. A tal proposito si può citare la trilogia composta da L’avventura, La notte e L’eclisse, poiché in Kontinental 25 le conversazioni dei personaggi non formano quasi mai un vero e proprio scambio. I dialoghi si trasformano in una sorta di monologhi che prendono vita nello stesso spazio, rendendo palese l’impasse comunicativa e l’incapacità di comprendersi. Lo sfondo degli edifici in costruzione rievoca anch’esso suggestioni con Il deserto rosso, primo film a colori del cineasta di Ferrara, che attraverso le immagini si concentrava sull’impatto devastante dell’industrializzazione e del “boom” economico sul paesaggio e sulle persone.

Di Fabrizio Battisti


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