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Il regista britannico Guy Ritchie torna dietro alla macchina da presa per dirigere In the Grey ,il nuovo film d’azione che dovrebbe esplorare quelle zone grige in cui molto spesso si muovono i servizi segreti. E i protagonisti sono due agenti speciali esperti in missioni ad alto rischio.Rachel , incarnata da Eiza Gonzalez , deve recuperare un miliardo di dollari, rubato al suo datore di lavoro, ovvero il banchiere di Wall Street Spencer Godstein, dal tirannico criminale Manny Salazar, che ha le fattezze di Carlos Bardem . A ingaggiarla è Bobby Sheen, cui presta il volto Rosamunde Pike. Nella missione verranno coinvolti i due agenti speciali Sid e Bronco, alias Henry Cavill e Jake Gyllenhaal.
La trama è abbastanza abusata ma la narrazione tende a complicarla più del necessario, rendendola ostica e poco chiara, e le zone grigie assomigliano di più alle defaillance della sceneggiatura, piuttosto agli intrighi criminali.L’azione è preceduta costantemente dalla voce fuori campo che ne annuncia le gesta.Non vi è alcuna sorpresa dunque, e il film scorre lento e noioso, fagocitato da un plot verboso che non lascia spazio a colpi di scena.

Che fine ha fatto Guy Ritchie?
Il regista che con Lock & Stock – Pazzi scatenati e The Snatch , aveva impresso uno stile, seguito da altri film a volte poco brillanti, per poi riprendersi con RocknRolla e i due Sherlock Holmes, realizza con In the Grey un lungometraggio che vive all’ombra dei suoi successi, nel vano tentativo di rinverdirne i fasti.I fan del cineasta britannico ritroveranno dinamiche conosciute,e spunti di sceneggiatura tipica del suo stile, in un film sostenuto anche dal montaggio di Martin Walsh, ma che nel complesso tradisce la scarsa vena di Guy Ritchie , che ripercorre in tono minore i suoi cavalli di battaglia.
Le sequenze d’azione potenzialmente potevano godere di una certa spettacolarità, ma sono state svilite da prolisse spiegazioni del voice off ,circa gli intrighi e la messa a punto del piano d’intervento , che puntualmente venivano svelati, prima che Henry Cavill e Jake Gyllenhall emulassero l’agente Ethan Hunt di Mission :Impossible ma con quel tocco di ironia alla Ritchie. A smontare la tensione e la carica di adrenalina dunque la verbosità non ha aiutato, e un’ora e trentotto minuti di durata si sono percepiti in eccesso. Sul fronte degli effetti visivi digitali anche le cose hanno in parte lasciato a desiderare, a causa di certe sequenze, specialmente relative alle esplosioni, non all’altezza delle aspettative, considerando anche l’imponente produzione e il budget.
La sensazione è dunque di trovarci davanti ad un Guy Ritchie che ha perso il contatto con il cinema destinato al grande schermo, avendo realizzato ultimamente titoli per le piattaforme : Il ministero della guerra sporca e Fountain of youth – L’eterna giovinezza , pellicole in cui già aveva recitato Eiza Gonzalez, che sicuramente oltre a non passare inosservata per la sua avvenenza, dimostra di essere completamente nella parte. Il cineasta britannico quindi ha ripescato nel suo carniere cercando di riprendere lo stile dei primi film , in un racconto per fotogrammi dove anche Henry Cavill , ma soprattutto Jake Gyllehall non brillano, e In the Grey resta purtroppo l’occasione sprecata per Guy Ritchie di tornare ai fasti di un tempo.
Di Fabrizio Battisti


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