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Steven Spielberg è di nuovo al timone di regia con il film Disclosure Day, segnando il suo attesissimo ritorno al cinema di fantascienza e al tema del contatto extraterrestre. Dopo pietre miliari come E.T. l’extra-terrestre, La guerra dei mondi, e soprattutto, Incontri ravvicinati del terzo tipo, il cineasta statunitense ristabilisce la connessione con l’ignoto. Ci sarà riuscito anche stavolta?
Il lungometraggio si apre con un ritmo serrato e un abbrivio in medias res. Keller (interpretato da un solido Josh O’Connor) viene braccato da agenti nemici mentre assiste a un incontro di wrestling. I suoi inseguitori vogliono recuperare dei dati top secret da lui sottratti, ma soprattutto un misterioso artefatto alieno. A guidare questo reparto speciale, un’organizzazione enigmatica e senza scrupoli, c’è Noah (un algido Colin Firth), pronto a ricorrere a minacce armate e ricatti emotivi. Nelle loro mani vi è anche Jane (Eve Hewson), la compagna di Keller. Il confronto sembra inizialmente impari, ma la situazione si capovolge drasticamente quando Keller rivela l’inquietante potere del dispositivo alieno, usandolo proprio contro Noah. Da quel momento inizia una fuga disperata per i due amanti, tallonati da un’organizzazione capace di tracciare ogni loro mossa grazie all’uso di tecnologie retroingegnerizzate.

Fede , alieni e l’orizzonte dell’universo
Se la prima parte si distingue per scene d’azione spettacolari e un’ottima gestione della tensione, il cuore pulsante dell’opera emerge nel profondo confronto tra la fede spirituale e la rivelazione cosmica.Non è un caso che il personaggio di Jane sia una ex novizia che ha smarrito la propria vocazione. Rifugiatasi con Keller nel suo vecchio convento, la donna ritrova Sorella Maura (Elizabeth Marvel). È proprio quest’ultima, attraverso una potente rilettura dei versi della Genesi, a offrirle una nuova prospettiva : Dio non ha affatto escluso l’esistenza di altre forme di vita; l’essere umano è custode della Terra, ma non certo dell’intero universo. Spielberg non si limita a ribadire il suo storico “credo” nell’esistenza di civiltà aliene, ma compie un passo oltre, sollevando l’essere umano dal dubbio di mettere sovente e programmaticamente in discussione i dogmi della fede tradizionale.
L’impianto narrativo si sviluppa su un doppio binario, filosofico ed etico. La vera colonna portante del film diventa così il tema dell’empatia (o della sua assenza), come lo stesso Spielberg aveva dichiarato in un’intervista. Propone una rilettura contemporanea e disillusa di Incontri ravvicinati del terzo tipo, e il regista sceglie di mostrare attraverso dei filmati realizzati ad hoc, le prove reali circa il primo “contatto” di Roswell, con un accento più crudo sui corpi martoriati dei “Grigi”. In questo modo, induce l’umanità a provare un profondo senso di colpa di matrice quasi cattolica davanti alle vite spezzate di quegli esseri lontani. L’empatia diventa lo strumento necessario per metabolizzare quelle immagini. Il regista utilizza l’elemento alieno per allargare l’orizzonte dello spettatore, spingendolo a riconoscere – attraverso la fantascienza – le vittime reali e silenziose delle guerre della nostra contemporaneità. Ancora una volta, Spielberg usa il genere per esplorare la fragilità umana.

Le tematiche affrontate, come sempre fanno riflettere, e sono parte di un racconto in fotogrammi di pregevole fattura e così Disclosure Day , grazie ad una regia magistrale riesce a gestire tensione a azione, con scene di inseguimenti mozzafiato. La sceneggiatura firmata da David Koepp invece, rivela tratti altalenanti, un’incertezza che si era già riscontrata nel recente Jurassic World – La rinascita (ma non solo).La storia di Margaret Fairchild (Emily Blunt), una meteorologa televisiva la cui vicenda si interseca con quella di Keller, viaggia su binari paralleli che faticano a convergere in modo fluido, creando qualche problema di ritmo prima del loro incontro. Appassionante invece il ritrovo dei due con Hugo(Colman Domingo) , un ex agente ribellatosi all’organizzazione capeggiata da Noah.
Gli effetti visivi mostrano una CGI a tratti incerta, dozzinale e non sempre all’altezza delle grandi produzioni spielberghiane . A controbilanciare i difetti visivi ci pensano la fotografia glaciale e immersiva di Janusz Kaminski e la colonna sonora del leggendario John Williams, capace come sempre di amplificare ogni singola emozione sullo schermo.
Al netto di pregi e qualche difetto, Disclosure Day resta un’opera preziosa. Ha il grande merito di lasciare nello spettatore riflessioni e sentimenti che si credevano sopiti. Forse, la vera “rivelazione” per il pubblico è proprio scoprire di essere ancora in grado di provarli.
Di Fabrizio Battisti


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